Gasperini: "Mai mancata la fiducia della società. Ranieri? Non partecipo a questa macchina del fango. Con Massara poco feeling tecnico" - Retesport 104.2 FMDiretta: 06.43999402Whatsapp: 334.6104220|Designed with by TOYOURiproduci la live Twitch in Picture-in-PictureGasperini: “Mai mancata la fiducia della società. Ranieri? Non partecipo a questa macchina del fango. Con Massara poco feeling tecnico”NewsCondividi l'articolo Gian Piero Gasperini, alla vigilia di Bologna-Roma, ha parlato in conferenza stampa. Di seguito le sue dichiarazioni. Quali sono le sue considerazioni sul comunicato della Roma riguardo la fine del rapporto con Claudio Ranieri e il suo ruolo come nuovo allenatore? “Evidenzio due cose. La prima è che la fiducia da parte della società non mi è mai mancata. Fin dal primo giorno, fin dal nostro primo incontro, ho sempre sentito il loro sostegno e la loro fiducia. Questo è fondamentale per lavorare al meglio. La seconda cosa che mi sembra molto importante nel comunicato è che la Roma è davanti a tutto. Queste sono le due linee”. C’è qualcosa delle parole di Ranieri nei giorni passati che l’ha più toccata, magari più ferita, qualcosa che l’ha lasciata più dispiaciuta? “No, dispiaciuto no, non ho mai avuto questa sensazione di questa situazione molto dura, molto forte, ma non c’era mai stata una cosa del genere, assolutamente, né in altri incontri né personalmente. Questa sicuramente è l’unica cosa, mi ha sorpreso molto”. Lei in passato ha detto che dentro Trigoria bisogna crescere e migliorare. Si aspetta un salto di qualità da questo punto di vista? “Da che punto di vista? Io non ho fatto nulla. La situazione è successa come è successa, ma non l’ho fatta io. Non mi mettere sullo stesso piano, non ho fatto nessuna situazione contro nessuno, contro nessuno”. La mia domanda era diversa, però: qualche mese fa, lei ha detto che dentro Trigoria bisognava crescere. Cosa si aspetta da questo punto di vista? “Ho detto “Dentro Trigoria” perché Trigoria è il centro dove si fa calcio, dove si deve fare calcio, e dove spero si faccia calcio. Io cerco solamente di fare calcio. Tutte le altre questioni, io sono fuori e non le affronto, non ne parlo. L’unico obiettivo per me è fare calcio qua dentro, stop. Tutto il resto delle altre componenti mi sembra a un livello superiore. Mi riferisco alla presenza di uno stadio sempre pieno di tifosi, alla città che ci segue, ma anche a voi che seguite con passione. Però vorrei che anche voi finalmente tornaste a parlare di calcio. Io di altro non parlo, non so più come dirlo, e non voglio essere coinvolto in queste discussioni. Io sono stato tirato dentro, ma quello che voglio fare è parlare di calcio. Spero che anche voi, e tutta la gente, torniate a parlare di gioco, di squadre, di risultati, di giocatori, di quello che si può fare per dare soddisfazione a questa passione che c’è”. Domani probabilmente tornerà a disposizione Dybala, può confermarcelo? C’è la possibilità di vederlo anche dall’inizio? “Dall’inizio mi sembra molto difficile. Paulo ha ricominciato a lavorare questa settimana dopo oltre 80 giorni, quasi 90. Quindi, no, dall’inizio lo escludo. Per uno che rientra dopo così tanti mesi, non è facile partire subito. Speriamo, mi auguro, che possa entrare a gara in corso. Però ormai siamo sulla via, è più una questione di abitudine e fiducia, la sua nel giocare. Non è una questione di condizione, ma proprio di calciare, di tirare, di contrastare. È normale dopo essere stati fermi così tanto”. Le prossime cinque partite, quelle che ci aspettano fino alla fine del campionato, orienteranno anche il futuro di Dybala? “Intanto, orienteranno molto il finale di campionato della Roma. Il fatto di averlo a disposizione sicuramente ci dà maggiore valore, perché, come accennato prima, lui e Malen hanno giocato insieme solo una volta. Saremo tutti più soddisfatti e curiosi di vederli giocare insieme, magari anche con qualcun altro, non è detto, ma questa è la cosa più importante. Poi, parlare di futuro oggi è davvero difficile. Ci sono cinque partite e non sono poche. A volte si tende già a parlare come se fossimo alla fine del campionato, ma cinque partite sono una bella striscia, sono 15 punti e sono tutti da giocare. In questo momento cerco di mantenere altissima la concentrazione della squadra sulla partita di domani e sulle prossime partite. Abbiamo un impegno che non possiamo sbagliare e dobbiamo affrontare tutte e cinque le gare con la massima determinazione e con la massima volontà di fare più punti possibili”. Come si è arrivati al punto di una conferenza stampa di qualche mese fa con sorrisi insieme a Claudio Ranieri, a non nominarlo mai, fino a essere cacciato dalla Roma. Come si è arrivati a questo punto? “Le vicende sono state quelle un po’ sotto gli occhi di tutti, fine. Non è una cosa che mi sento di commentare. Io sono stato fuori. Non partecipo a questa macchina del fango che giornalmente ormai è attivissima, gira a diecimila giri al giorno. Continuo a lavorare sulla squadra e a cercare di fare bene domani”. In Italia è possibile per un allenatore assumere il ruolo di manager all’inglese? Ed eventualmente a lei piacerebbe questo ruolo? “Io credo che più che mai ci sia bisogno di lavorare di squadra. Se chiediamo alla squadra di distinguersi per la capacità dei giocatori, di adattarsi a ruoli, di giocare insieme, di raggiungere i traguardi insieme, di lavorare insieme per i risultati e per il bene comune della squadra, più che mai, anche in sede di mercato, l’allenatore deve fare il suo ruolo, ma deve essere complementare con il direttore sportivo. Quando iniziano a esserci, oggi credo, rispetto al passato, situazioni che bisogna saper affrontare insieme, con le caratteristiche giuste. Arrivo a pensare che il direttore sportivo e l’allenatore dovrebbero essere responsabili insieme, nel bene e nel male, dei risultati e della formazione di una squadra. Quindi quasi dovrebbero viaggiare in coppia. Molto spesso, soprattutto in passato, è successo che magari i direttori sportivi parlavano con l’allenatore, poi andavano a telefonare a un altro allenatore dietro e gli dicevano “attento, sei pronto”. E c’era un disguido incredibile, oppure che l’allenatore doveva essere quello che allenava la squadra e il direttore sportivo il dirigente che faceva il suo lavoro. Credo che oggi sia molto diverso. Anche con le proprietà, che devono essere coinvolte, perché i numeri sono veramente tanti e le decisioni sono molto importanti. La capacità di fare squadra è determinante. Bisogna capire le esigenze del mercato, le difficoltà che i direttori sportivi incontrano sul mercato, e i direttori sportivi devono capire le esigenze degli allenatori per costruire delle squadre e arrivare a ciò che chiedono, con l’obiettivo unico di migliorare la squadra”. Con Massara siete complementari? Siete una coppia, visto che si parla anche della possibile uscita dell’attuale direttore sportivo? “Questo io non lo so. Su Ricky posso dirvi che è una bravissima persona, posso dire che sotto l’aspetto tecnico non siamo riusciti ad avere un, come dire, un collante, un feeling, probabilmente, però sempre e solo riferiti alla squadra. Non c’è mai stato niente di personale, sempre solo riferiti a quelle che erano le richieste, magari per giocare un po’ diverso da quello che si poteva pensare, ma sempre richieste in questo senso professionali, mai personali. Il suo futuro? Questo lo decide la società, non sono io a decidere”. Quest’anno le è mancato un po’ parlare di calcio? “Sì, avrei voluto parlare molto di più di calcio, starei tutta la giornata a parlare di calcio. Quindi anche con voi: tante volte ci si ferma. Quando si parla di calcio, fa sempre piacere. È una deformazione ormai, però in quello è anche molto più piacevole, no? Ci si tolgono tanti veleni, tante cose. Io lo ritengo fondamentale, questo, confrontarsi continuamente. Ci si capisce, ci si conosce anche magari di più. Non sono interessato ad altre cose, a situazioni diverse.