Il 'Divino' della Roma apre il cassetto dei ricordi e torna sullo scudetto giallorosso e la finale di Coppa Campioni: "Liedholm voleva farmi tirare il quinto rigore" Redazione 28 giugno - 22:21 Romano a Villa Stuart per le visite. Poi il volo per Cagliari: "Saluto i romanisti" Paulo Roberto Falcao apre il cuore insieme al cassetto dei ricordi per raccontare il suo legame con la Roma, gli episodi belli e ovviamente anche quelli brutti, con la finale di Coppa dei Campioni persa in casa ai rigori. Al podcast della Rai 'Extratime' il Divino ha parlato prima del Brasile e poi è arrivato ai colori giallorossi. Fino allo scudetto dell'83 e la grande festa: "Ricordo che dovevamo scendere a Fiumicino e invece scesi a Ciampino, c'era tanta gente: fu una cosa fantastica. Non si vinceva lo Scudetto da 40 anni, fu un momento unico per la tifoseria. Alla fine sono loro la cosa principale in una squadra. Uno striscione diceva che 'La Roma non si discute, si ama'. A me non piaceva perché significava accettare qualsiasi rendimento sul campo, mentre una squadra come la Roma meritava di vincere. Questo mi ha dato la spinta, perché questa Roma doveva costruire qualcosa di diverso. I tifosi sono unici, inizialmente andavano in pochi in trasferta, poi ricordo che nell'anno dello Scudetto vidi lo stadio del Pisa tutto giallorosso". Prima di arrivare alla Roma avevi vinto con l'Internacional di Porto Alegre. Avevi trovato lo stesso entusiasmo che hai vissuto successivamente a Roma? "Dopo la partita contro il Genoa i tifosi invasero il campo, fu una cosa unica. Si capiva che la Roma era arrivata a farsi rispettare in Italia, perché aveva giocato meglio, perché aveva giocatori con forza. Contro il Genoa segnò Pruzzo di testa, era un momento unico perché da tanto non si viveva quella cosa. Avevo vinto qualche anno prima il campionato in Brasile da imbattuti, un record ai tempi. Ma lo Scudetto con la Roma fu bellissimo". I tifosi ti chiamavano il "Divino" per il tuo impatto anche culturale su una squadra che non era abituata a vincere. Che effetto ti fa aver cambiato la storia di una squadra come la Roma? "Forse il mio contributo è stato più nello spogliatoio che in campo. Non lo dico io, ma ho sentito Bruno Conti e Pruzzo anche dire così. Ero convinto che potessimo fare di più, che potessimo vincere in Italia giocando meglio degli altri, anche fuori casa. Perché in casa giochi come tra le braccia di mamma e papà, ma l'importante è vincere fuori. E poi non posso dimenticare il gol di Turone: quella Roma poteva vincere due Scudetti, è stato lo scandalo più grande del calcio italiano". Dicesti che quando ti accadeva qualcosa che non andava bene nei rapporti con qualcuno, passavi il tempo a capire come rimediare. Eri cosciente di essere una guida e un'ispirazione per i giovani? "Penso di non essermi mai preoccupato di questo, mi sono preoccupato di giocare bene e di far giocare bene gli altri. Non mi piace fare nomi, perché ti scordi sempre qualcuno, ma veramente oltre a me c'era un grande gruppo guidato da Liedholm. Eravamo pochi, perché oggi le rose hanno 30 calciatori e noi eravamo 17-18. Ma avevamo piacere nel giocare, contro anche squadre più forti come Inter e Milan, pensando a giocare bene e che poteva dipendere solo da noi. La vittoria di domenica partiva da martedì". La finale di Coppa Campioni nel 1984. Qual è stato il momento più esaltante di quella cavalcata? "Penso che contro il Sofia abbiamo fatto una bellissima partita, feci gol con assist di Pruzzo, e poi per fortuna salvai un gol aiutando Tancredi. Contro il Dundee non giocai per un problema al ginocchio destro dopo un fallo di un giocatore interista: giocavo con le punture. Dovevamo vincere e vincemmo 3-0, fu un momento importante per la storia". Quanto ha pesato la pressione? "Forse, è sempre molto facile parlare dopo. Il Liverpool era una squadra forte, superiore, può servire di esperienza visto che anche quest'anno giocheremo in Champions". Anche contro il Liverpool giocasti con delle iniezioni? "Sì, e giocammo anche i supplementari. Purtroppo poi è tornato fuori il dolore, ed ebbi anche un brutto contrasto. Non stavo bene, ma penso che abbiamo comunque fatto una grandissima partita". La tua mentalità e razionalità, paradossalmente ti viene rimproverata perché non tirasti il rigore contro il Liverpool a causa delle tue condizioni. "C'era di più. Pochi giorni dopo lo Scudetto della Juventus a causa del gol di Turone, vincemmo ai rigori contro il Torino in Coppa Italia. Io tirai il quinto. Liedholm, che era superstizioso, mi disse che contro il Liverpool avrei tirato il quinto, visto che ero anche il numero 5. In quel momento lì, non abbiamo tirato il quinto rigore, perché loro vinsero prima". Tornando indietro, lo tireresti? "No, non è questa la situazione, perché non saremmo arrivati al quinto". © RIPRODUZIONE RISERVATA Commenta Continua la lettura News AS Roma Roma, niente paura: ora possono restare tutti i big. Greenwood, pronto lo sprint Calciomercato AS Roma Wesley, nessun interessamento da parte dell'Inter. Per la Roma è incedibile Calciomercato AS Roma Non solo la Serie A su Pisilli. Offerta top dall'estero: la risposta del giocatore Calciomercato AS Roma Greenwood rifiuta l'Arabia. Dal Belgio: l'inglese dice no a tre maxi-offerte Commenti Invia Commento Tutti Leggi altri commenti