L'allenatore dello scudetto del 2001: "Ci serviva un centravanti e abbiamo chiamato Batistuta. Non andò alla festa? Una brutta cosa, mi è rimasta dentro" Redazione 14 giugno - 10:36 Totti-show in Turchia: prima lo scherzo a una turista, poi l'inganno dal gelataio Fabio Capello, ex centrocampista della Roma ma soprattutto ex tecnico giallorosso dello storico Scudetto del 2001 e oggi opinionista televisivo, ha rilasciato una lunga intervista a Il Corriere della Sera. Di seguito uno stralcio delle sue dichiarazioni, tra ricordi a tinte capitoline e non solo: Il suo vero miracolo è lo scudetto con la Roma del 2001. "Il presidente ha creduto in me. Ci serviva un centravanti e abbiamo chiamato Batistuta, anche se sapevamo che aveva problemi alle ginocchia. Abbiamo costruito una grande squadra. Io non ho mai avuto un procuratore, non volevo dare una percentuale del mio guadagno a qualcuno. Lo dissi anche a Totti, credo che ci abbia ragionato su". Lei non andò alla festa scudetto. "Una brutta cosa, mi è rimasta dentro. Avevamo rischiato di perdere lo scudetto durante l'ultima partita di campionato contro il Parma, per colpa dei tifosi che avevano invaso il campo; mi sono arrabbiato come mai in vita mia. Alla fine chiesi: dove festeggiamo? Mi dissero: da nessuna parte. Festeggiamo giovedì, perché ci sono i politici. I politici? Avevo già prenotato l'aereo per il Perù. Partii per il Perù". Capello era considerato un duro, un sergente di ferro. "Non direi. Per me la questione era il rispetto. I ritardi, la maleducazione non erano ammessi. Se questo vuol dire essere un sergente di ferro, allora sì, lo ero. Alla Roma cominciai a raccogliere le bottigliette d'acqua che i calciatori gettavano via; se ne accorsero, e non lo fecero più". Qual era il suo rapporto con i numeri 10? "Dopo Rivera, Baggio era il più bravo di tutti. Ma aveva un enorme problema alle ginocchia e non riusciva ad allenarsi. Baggio aveva più inventiva, creava più occasioni. Tra gli italiani Del Piero lo metto al terzo posto, a pari merito con Totti. Cassano aveva più qualità negli ultimi venti metri. Totti quando riceveva la palla a centrocampo era di un altro livello". Da calciatore lei dalla Roma passa alla Juve, e la Juve vince lo scudetto del '72. "Fu la rivoluzione. Dalla Roma arrivammo io, Spinosi e Landini, che era un ottimo giocatore, purtroppo aveva l'asma. Da Varese arrivò Bettega. Causio era già fortissimo. Nel '73 e nel '75 rivincemmo lo scudetto. Nel '74 arrivò Scirea dall'Atalanta, l'anno dopo Tardelli dal Como. Tutti gioca-tori giovani, scelti molto bene da Boniperti. Firmavi il contratto ed eri proprietà del club, non potevi rifiutare un trasferimento. Boniperti mi disse che dovevo guadagnare come Bettega e gli altri arrivati con me; ma io non volevo prendere meno che alla Roma. Così rifiutai di firmare. Era la prima volta che qualcuno diceva no a un contratto. Come finì? Mi accontentarono". © RIPRODUZIONE RISERVATA Commenta Continua la lettura News AS Roma Mondiali, è il giorno di Malen: in Olanda-Giappone ritroverà Suzuki del Parma News AS Roma Marocco, El Aynaoui: "Soddisfatti per la gara col Brasile. A Roma sto bene, resterò" Calciomercato AS Roma Roma, missione Greenwood: ecco il piano dei Friedkin per regalare l'inglese a Gasp Calciomercato AS Roma Soulé, addio probabile: anche il Fenerbahce alla finestra. Smentita sulla clausola News AS Roma Koné: "Futuro? Vedremo dopo il Mondiale, ora penso solo a disputare questo torneo" Commenti Invia Commento Tutti Leggi altri commenti